entrare a logopedia a 29 anni storia di lara sheryaar.net

Se potessi dire una cosa, di persona, a tutti gli studenti che si preparano per il test di ammissione e si trovano, per qualsiasi motivo, in difficoltà, ecco cosa direi:

STAI.

Non provare a risolvere.

Non provare a combatterTI.

Non fare un passo azzardato in avanti solo perché ti senti bloccato.

Non fare nessun passo indietro perché hai paura, pur sapendo che sei nel posto giusto.

Insomma:

STAI!

Stai lì.

Solo qualche secondo in più.

Sai però qual è il problema?

Che finché tutto dipende da noi, in qualche modo e per quanto sia difficile, STARE è solo una scelta.

Purtroppo capitano situazioni in cui decidere di stare diventa così difficile che stare non è nemmeno una opzione.

E penso che diventi una opzione solo quando sbagli.

Quando provi a sbagliare strada dicendoti: 

proviamo. 

Quando prendi la batosta inaspettata. Quando ti lasci cadere. 

Allora lì capisci che forse era meglio stare.

E ad ogni volta che impari una lezione così senti di star crescendo.

E più si cresce e più si capisce che stare è spesso l’unica cosa che funziona.

Perché fino ad un certo punto puoi tollerare i fallimenti, gli errori, i cambi di direzione e il rimescolamento delle priorità.

Però arriva il momento in cui ti dici:

ok, questo è il treno su cui devo salire. 

Non sai quanto durerà il viaggio, quanto sarà difficile e soprattutto se arriverai dove vuoi arrivare.

Ecco, la storia di Lara che trovi qua sotto, è perfetta in questo senso.

Ci sono treni giusti che arrivano nel momento sbagliato e ci sono treni che sei obbligato a prendere perché è l’unica scelta che hai.

Ci sono treni giusti dai quali devi scendere alla stazione sbagliata e ci sono stazioni dove devi aspettare un treno che molto probabilmente non passerà.

Però sei lì.

STAI!

Ci lavori. Hai fede. Continui a stare e lavorarci su.

Fai in modo che il tuo impegno, il tuo stare e la tua fede riescano ad allineare pianeti, stelle e galassie.

E la combinazione giusta arriva quando meno te la aspetti.

A patto che tu stia lì.

Lascio la parola a Lara ricordandomi di quanto io sia fortunato ad averla conosciuta, preparata ed essere stato il testimone del suo percorso.

Questa è una di quelle storie che tornerò a leggere quando non saprò dove aggrapparmi.

Quando vorrò stare e basta.

E so che, se non ora, prima o poi, ne avrai bisogno anche tu.

Buona lettura!

Superare il test di Logopedia a 29 anni. Storia di Lara

entrare a logopedia a 29 anni storia di lara sheryaar.net

Ciao a tutti ragazzi!

Mi presento:

sono Lara, ho 29 anni e sono nata e cresciuta a Pisa.

Sono una cantante-attrice e una insegnante di canto e il 2021 è stato l’anno decisivo che mi ha portato a raggiungere il mio obiettivo:

entrare a Logopedia.

Ma andiamo con ordine.

Nel lontano 2011 mi sono diplomata al Liceo Scientifico ad indirizzo chimico-biologico, ciò significa che ho studiato molto bene materie come chimica, biologia, biochimica, microbiologia… ecc, ma ahimè non sono stata altrettanto fortunata con materie come matematica e fisica.

Finito il Liceo non avevo idea di quale fossero le mie ambizioni per il futuro e così provai vari test (tra cui infermieristica, medicina e farmacia) nella speranza di cominciare un percorso e magari avere l’illuminazione in corso d’opera.

Alla fine entrai a farmacia e mi iscrissi al primo anno di corso.

Nel frattempo prestavo servizio civile al pronto soccorso dell’ospedale della mia città.

Non avevo un minuto libero!

Però gli esami andavano bene e i buoni risultati che ottenevo mi spronavano a continuare.

A mano a mano mi rendevo conto che quella non era la mia strada e che stavo sprecando il mio tempo.

Mi ricordo che un giorno, dopo le lezioni, tornai a casa a dissi a mia madre che non potevo continuare:

io nel futuro non mi vedevo dietro a un bancone di una farmacia, per quanto mi piacessero le materie che dovevo studiare.

Dopo una settimana feci la rinuncia agli studi e mi sentii un fallimento totale.

Quello che ancora non sapevo è che di lì a poco si sarebbe presentata per me una nuova occasione.

Premessa:

io studio canto da quando avevo 15 anni, ma credo che questa passione sia nata molto prima, già quando ero alta poco più di un soldo di cacio (non ho ricordi della mia infanzia dove non canto).

Ho iniziato a studiare vari stili (repertorio lirico, jazz, blues, pop… insomma un po’ di tutto) e quando sono approdata al mondo del musical theatre sono completamente impazzita.

Potevo studiare tanti stili diversi e dare alla mia voce varie forme.

A 20 anni avevo capito che il mio amore per il teatro e la musica si spingeva ben oltre al semplice hobby:

io volevo farla diventare la mia professione.

Nel periodo in cui ho lasciato farmacia aprirono le audizioni per una prestigiosa scuola di musical a Bologna.

Non c’era tempo da perdere: volevo fare il provino.

Chiamai la mia insegnante di canto (diplomata anni prima presso la stessa accademia) e la supplicai di prepararmi in poco tempo per il provino.

Presto detto, feci l’audizione con la prova di canto, danza e recitazione ed entrai in accademia.

Iniziai la mia vita a Bologna e dopo 3 anni ero diplomata in Arti performative come cantante e attrice.

Ai 3 anni accademici sono seguiti 5 anni di lavoro nel mondo dello spettacolo (progetti con varie band con tour in giro per l’Europa, musical, spettacoli di prosa e concerti).

Ho vissuto al massimo la mia vita da artista:

ho gioito per le tante soddisfazioni, per gli applausi e per i palcoscenici che ho avuto l’opportunità di calcare, ma ho anche sofferto per quella vita da nomade che non mi dava mai certezze e che non mi permetteva di costruire nulla.

Una vita che aveva minato spesso le mie relazioni personali e mi aveva tenuta spesso lontana dalla mia famiglia.

Nel frattempo, nei ritagli di tempo, avevo cominciato a fare vari corsi in giro per l’Italia per insegnare canto.

Ho preso molti attestati e superato vari esami, ma comunque non mi sentivo mai pronta per iniziare:

avevo paura di non essere all’altezza di seguire delle persone nella scoperta della propria voce, mi sentivo addosso una grande responsabilità.

Un giorno arrivò una proposta da una scuola in Liguria, cercavano una insegnante di canto per l’anno in corso.

Nonostante fosse un grande impegno per me anche a causa dei viaggi in auto ogni settimana, presi l’occasione e cominciai ad insegnare, sperando di riuscire a superare le mie paure e fare un buon lavoro.

Oggi grazie a quella scelta, so che amo insegnare e che la voce è uno strumento che voglio conoscere sempre di più.

E’ un mondo enorme con tantissime sfaccettature che ha bisogno di ricerca e dedizione.

I miei allievi mi hanno fatto capire quanto ho fame di conoscenza.

Pensavo: 

non voglio accontentarmi delle nozioni che ho attualmente ,  voglio avere tanti strumenti per poter dare il mio supporto in ogni situazione, sia artistica che terapeutica.

La voce e il linguaggio sono stati il mio pane quotidiano in teatro, ma avere a disposizione solo il punto di vista artistico o didattico , non mi bastava.

Da qui l’idea di logopedia.

Qualcosa che è rimasto nel cassetto per un po’ di tempo perché la mia testa diceva:

“sono troppo vecchia” ,“è troppo difficile entrare a quel maledetto test”, “mi laureo a 32- 33 anni se tutto va bene, chi mi prende a lavorare”, oppure “a Pisa i posti sono pochissimi, finirò per perdere un sacco di tempo e basta”.

Insomma, diciamocelo, TUTTE SCUSE.

Ad inizio 2020, nel momento in cui ho capito che dovevo spegnere la testa e iniziare a prepararmi per il test di ingresso, ero già scoraggiata.

Ho radunato tutti i libri che avevo di chimica e biologia, fisica e matematica.

Erano troppi. Troppo materiale tutto ammassato sul tavolo e non sapevo da cosa partire.

Le mie basi in biologia e chimica erano buone, ma dovevo comunque rispolverare argomenti che non vedevo da 9 anni.

Fisica e matematica le visualizzavo dentro di me come un enorme buco nero.

Ho sempre avuto un muro con queste materie e purtroppo non sono mai stata seguita decentemente alle superiori per colmare le lacune che mi portavo dietro, accumulandone sempre di più.

Avere un obiettivo, ma non sapere da cosa partire, è veramente frustrante.

Io sono sempre stata molto metodica, ma in quel momento ero persa nella marea di informazioni provenienti da libri di testo molto diversi tra loro.

Una mia amica, anche lei intenta a studiare per poter entrare a logopedia in un’altra città, mi disse che da lei esistevano dei corsi volti a preparare gli studenti al test di accesso.

Così cercai su Google nella speranza che venissero organizzati corsi simili anche nella mia città.

Non trovai nulla che riguardasse l’università di Pisa, ma tra i risultati vidi “Studia con Sher”.

Aprii la pagina e cominciai subito a leggere le storie di studenti che ce l’avevano fatta, che avevano raggiunto il loro obiettivo.

Vidi anche i corsi proposti in Sher Academy e forse erano ciò che faceva al caso mio. 

Mi convinsi ad acquistare intanto Wikibio, il libro di biologia (finalmente avevo TUTTO ciò che mi serviva per biologia e anatomia racchiuso in un unico libro dettagliato e completo) .

La mia soddisfazione nel cominciare a studiare su Wikibio mi ha caricata a molla e così ho comprato gli altri corsi (si, TUTTI i corsi!) .

Wikibio, Wikimica, Codice carbonio, TESTKO.

Seguendo la guida di Sher sul sito, acquistai anche Artquiz trovato usato online, una fortuna, perché è stato il miglior acquisto fatto.

A questo punto direte:

“beh non ti resta che metterti a studiare, no? “

eh…

In realtà le cose sono state un tantino complicate.

Il problema principale?

Non sapevo organizzare il mio studio.

Non avevo la benché minima idea di quali materie fare prima o dopo, quanto tempo mi serviva e come riuscire a immagazzinare le informazioni e tenermele in testa per i mesi successivi senza dimenticarle.

Avevo avuto l’impressione che Sher fosse ciò che faceva per me, nonostante non lo conoscessi di persona, ma già dai videocorsi la sua voce e il suo modo di spiegare mi davano sicurezza.

Lo chiamai per una consulenza e lui mi preparò il piano di studio basandosi sulla mia storia, sulle mie lacune, sul mio stile di vita, sul mio tempo a disposizione.

Mi segnai anche per le lezioni di chimica con lui, per riprendere argomenti che non studiavo da tanto.

YEAH!

Adesso comincio a studiare con una testa diversa, più concentrata.

Sono felice di aver trovato i giusti strumenti. 

Sono pronta.

Sono determinata.

Sono…

Niente.

Finito il momento di gioia.

Mio padre viene ricoverato all’ospedale urgentemente per un lungo periodo e posso andare solo io a trovarlo e a prendermi cura di lui e delle sue necessità.

Insomma, una mazzata.

Ho pensato di perderlo, ho avuto paura per le ripercussioni della sua degenza.

Ero persa.

Lo studio è passato totalmente in secondo piano.

Fortunatamente mio padre si riprende e nel momento in cui viene dimesso dall’ospedale, arriva la pandemia, prepotentemente nelle vite di tutti noi.

Riprendo il programma di studio con fatica, non avevo più la concentrazione giusta.

I miei lavori in teatro cessano totalmente. 

Avverto il naufragio del mondo dello spettacolo, della mia professione di artista.

Arriva Aprile ed io ero ancora a rilento con lo studio. 

Mi sentivo alla deriva.

Un giorno arriva una chiamata inaspettata:

mi offrono un contratto per andare 1 anno a lavorare come cantante ed insegnante di canto a Seoul, in Corea del Sud.

IN COREA!

Resto basita da questa proposta.

Era il treno che aspettavo da tantissimo tempo.

Infatti chi lavora nel mondo dello show business sa che, purtroppo, i no sono sempre molti più dei sì, e sono rare le opportunità di grandi progetti.

Ci penso su continuamente, non ci dormo la notte.

Mi stavano offrendo un lavoro d’oro:

ben pagato e ben strutturato, in un paese che avevo imparato a conoscere e che mi piaceva un sacco (ero già stata in Corea a lavorare).

E’ una scelta ardua:

logopedia dove la metto?

Le risorse che ho investito nel comprare i libri, nel mettermi a studiare e nel perseguire questo obiettivo, dove sarebbero finite?

Vivo l’inizio dell’estate nel panico di fare una scelta sbagliata per la mia vita e alla fine, allo scadere di luglio, firmo il contratto per Seoul.

Come per tutte le scelte della mia vita, provo a convincermi di poter fare entrambe le cose:

andare in Corea e studiare a logopedia, qualora fossi entrata al test.

La situazione Covid avrebbe permesso le lezioni in dad e avrei potuto dare gli esami da laggiù.

Sì, è da pazzi credere di poter seguire le lezioni con un fuso orario di 7 ore e dare gli esami la notte… ma che ci volete fare:

ho la sindrome della wonder woman!

A posteriori rido un sacco a pensare di aver solo partorito questa idea! 

Agosto vola via in fretta mentre io accumulo un sacco di ansia per lo studio pazzo e disperato dell’ultimo mese e anche per l’organizzazione della partenza per Seoul (che doveva essere a fine settembre).

Non sto a raccontarvi il carico emotivo che mi portavo dietro, oltre alla logistica.

Lasciare tutto per andare dall’altra parte del mondo non è così facile :

la mia relazione e la mia famiglia erano in cima ai miei pensieri.

Il giorno del test arriva.

Entro.

Ho la mente “affollata” .

Una sensazione un po’ strana da spiegare.

Come se non avessi dato tutto di me stessa per questo test.

Comincio il test tranquilla, applico la mia strategia.

Faccio biologia e chimica per prime e va tutto bene.

A circa metà del tempo a disposizione comincio a stare male:

vedo appannato, non riesco più a respirare bene e le mie mani tremano.

Non posso togliere la mascherina.

Comincio a iper-ventilare.

Mi gira la testa e ho la tachicardia come se mi scoppiasse il cuore nel petto.

Ho un attacco di panico.

Lo riconosco. L’ho già affrontato una volta, posso domarlo.

Smetto di scrivere. Bevo acqua, cerco di calmarmi. Cerco di tornare lucida… niente.

Questo è forte, non smette.

Non chiamo nessuno perché ho paura che mi annullino il test totalmente e quindi io perda anche quel poco che avevo segnato sulla scheda risposte.

E’ finita.

Consegno.

Esco da lì e sto ancora male.

Tremo e piango .

Mi sento un fallimento.

Passano 2 mesi da quel giorno e io non ero ancora partita per la Corea.

Il Covid mi ha fatto perdere il treno.

Mai avrei creduto che succedesse (chi mi conosce bene sa che sono una persona iperattiva e con mille passioni), ma di lì a poco entro in un periodo di semi-depressione dove smetto di fare praticamente tutto.

Una cosa che non vi ho detto è che al test di logopedia del 2020 non sono entrata, ma invece mi sono piazzata in graduatoria per la seconda scelta: tecniche audio-protesiche.

Mi immatricolo, nella speranza di dare alcuni esami ed eventualmente farli convalidare nel caso fossi entrata a logopedia l’anno successivo.

Nel mio periodo di buio e depressione paradossalmente mi salvo studiando:

riesco a dare alcuni esami con ottimi voti e superare il momento di crisi.

E’ di nuovo primavera.

Rinasco.

Mi rimbocco le maniche e ad inizio maggio mi rimetto a studiare , stavolta con la testa fissa sul mio obiettivo:

io DEVO farcela. Per me stessa.

Chiamo Sher supplicandolo di trovarmi un posticino per farmi lezioni di fisica:

voglio abbattere almeno questo muro.

Faccio lezioni di fisica ogni settimana con Sher, partendo dalle basi.

Mi sto finalmente prendendo la responsabilità della mia vita e del mio focus.

Studio principalmente fisica e matematica in questo periodo, ma ripasso anche un po’ di argomenti di biologia e chimica per non perdere le nozioni acquisite.

Durante l’estate divoro quiz su quiz di cultura generale e logica.

Devo dire che consiglierei a tutti di farne il più possibile, piano piano ti rendi conto che sai le cose senza aver dovuto studiare separatamente materie come diritto, storia, geografia, filosofia, arte ecc…

Ci vorrebbe una vita per sapere tutto.

Nel frattempo la mia relazione di coppia (in convivenza) entra in crisi e, come se non bastasse, ad inizio agosto scopro di avere un tumore e che mi dovrò operare al più presto.

Sono frastornata:

adesso che son sempre in giro per ospedali devo smettere di fare lezioni con Sher.

Come farò a finire il programma da sola?

Non importa, poche scuse Lara.

Si può fare.

Mi metto sotto e cerco di rimanere nella mia bolla senza farmi influenzare dalle batoste emotive e fisiche che devo affrontare.

E.. SBAM!  

A fine agosto mio padre viene ricoverato per una emorragia e gli devono fare le trasfusioni.

Non si sa cosa abbia, ma rimarrà ricoverato fino a dopo il mio test (ora sta bene, fortunatamente).

In questo turbinio di emozioni e nodi alla gola, arriva il giorno fatidico.

IL TEST. IL MIO TEST. LA MIA RIVINCITA.

Mi consegnano il plico.

Lo guardo. Metto una mano sopra al plico e chiudo gli occhi.

Visualizzo questi due anni di sofferenze e traguardi mai arrivati.

Questi due anni di fatiche e continue rinunce.

Ripeto nella mia testa:

QUI DENTRO CI SONO I MIEI PUNTI. ADESSO VINCO IO.

Mentre digito questa frase sulla tastiera del pc, in questo momento, scoppio a piangere.

In quella frase è racchiusa la forza che ho trovato.

Attuo la mia strategia con lucidità e concentrazione.

In 15 minuti ho finito biologia e chimica e mi sono assicurata i punti sulla scheda risposte.

Decido di dedicarmi a cultura generale prima di fisica e matematica:

i quiz che ho fatto a ripetizione durante l’estate sono serviti!

Fisica è il prossimo step e mi sento sicura di tutte le risposte tranne di una, la lascio per dopo e vado avanti.

Matematica è buio totale, non le sapevo.

Avrei potuto spremermi le meningi ma non volevo perdere troppo tempo, così vado su logica e passo la maggior parte del mio tempo su questa parte.

Volevo essere sicura di riuscire a fare anche il brano (aveva 5 risposte, significavano ben 7,5 punti!).

Matematica non l’ho proprio toccata, ma mi rendo conto di aver fatto il massimo che potevo nelle altre materie.

Consegno.

Esco.

Respiro a pieni polmoni.

So di avere usato tutto quello che ho, so di aver strappato una standing ovation.

 

 

Sono fiera di me qualsiasi sarà il risultato in graduatoria.

Aspettando la graduatoria nei giorni successivi.

Nel frattempo mi opero.

L’operazione va alla grande.

Sto bene, solo un po’ di convalescenza da affrontare.

ESCE LA GRADUATORIA.

CE L’HO FATTA.

Quel giorno in cui ho letto che avevo vinto sono uscite lacrime di gioia, una sensazione che non avevo mai provato prima.

Ero orgogliosa di me, del mio percorso. 

E’ facile quando tutto intorno a te è favorevole…

Un po’ meno facile quando tutto intorno a te rema contro.

Ma io stavolta non mi sono fatta fregare.

A 29 anni comincio un nuovo capitolo.

WOW.

E a te che stai leggendo la mia storia voglio dare un piccolo consiglio:

accogli le perturbazioni, sono una parte del viaggio.

Ci saranno sempre, ma tu vai avanti.

Credici sempre e soprattutto INVESTI sempre su te stesso/a.

Non credo che ci sia una emozione più grande di quella che ho vissuto io il 27 settembre 2021.

Vorrei che tutti provassero quella sensazione, perché siamo tanto bravi a darci la mazza sui piedi, ma mai bravi a riconoscere il nostro valore.

Ci sono stati tanti giorni in cui mi sono chiesta perché lo stavo facendo. Ci sono stati giorni di ansia, di pianto, di sconforto.

Però quando ce la fai, sei sulle stelle.

Come in teatro: tutto ciò che viene prima della messa in scena, è faticoso.

Lì si sperimentano le frustrazioni maggiori, le delusioni, le attese, gli errori e le cadute.

Ma come è possibile che quando il pubblico in sala applaude a più non posso, tutte queste sensazioni negative spariscano?

E’ una magia che io chiamo gratitudine.

Sarai grato a te stesso/a per non esserti arreso ed essere salito sul palco comunque.

TE LO ASSICURO.

Ti saluto con un estratto di una canzone che amo:

 “The only thing costant in the world is change, that’s why today I take life as it comes”.

L’unica cosa costante nel mondo è il cambiamento, ecco perché oggi prendo la vita come viene.

Le svolte arrivano quando si è pronti ad accoglierle.

Guarda avanti e conquista il tuo sogno.

Un abbraccio virtuale,

Lara

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Sheryaar

31 anni. Fisioterapista e studio Economia. Dal 2014 mi occupo della preparazione al test di ammissione a Medicina e Professioni Sanitarie tramite consulenza, lezioni private, guide e corsi.

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Sara
Sara
3 anni fa

Grazie Sher per la grande motivazione che ci dai e il tempo dedicato per portare queste bellissime storie. Torno spesso a leggerle e mi aiuta tantissimo a tenere alta motivazione. Sto seguendo la pianificazione che abbiamo fatto nella consulenza ed è tutto magicamente allineato. Ci sentiamo presto!

Sara

Marco
Marco
3 anni fa

Anch’io ho una grande passione per il canto e voglio fare logopedia e questa storia capita proprio nel momento giusto!

Grazie ragazzi

Giovanna
Giovanna
3 anni fa

Ciao Sher, ho acquistato i corsi wikimica e redox leggendo questa storia e non avrei mai pensato di innamorarmi della chimica..

Anche se manca poco non mollo..

Un abbraccio

Giovanna

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